Il Man di Nuoro e la fotografia in Sardegna

Il Man di Nuoro continua a mettere in relazione la Sardegna con il linguaggio fotografico. Dopo il progetto Isole minori, che raccoglieva gli sguardi di vari autori contemporanei sulla regione, è stata inaugurata una mostra su Franco Pinna, fotografo e fotoreporter originario della Maddalena, emerso nel periodo del neorealismo.

Nato nella prima metà del secolo scorso, dopo aver partecipato alla resistenza romana si dedicò nel dopoguerra prima ai documentari e poi alla fotografia. Interessato all’indagine antropologica, conobbe le periferie romane e accompagnò Ernesto De Martino nelle sue spedizioni etnografiche in Lucania e in Salento. Fu fotografo di scena nell’epoca d’oro di Cinecittà, lavorando sui set di registi come Federico Fellini, che apprezzava la sua calma anche in situazioni concitate.

I suoi scatti venivano pubblicati regolarmente sui periodici dell’epoca, tra cui Vie Nuove, Panorama e L’Espresso. La mostra Sardegna a colori, aperta nella sede del museo, si concentra su un corpus di fotografie in gran parte inedito, realizzato su pellicola a colori tra gli anni cinquanta e sessanta e dedicato alla sua terra d’origine.

Pinna intendeva documentare la Sardegna tenendo insieme due dimensioni apparentemente contrapposte: quella arcaica e quella moderna, restituendo una materia viva, il racconto di una società in trasformazione. Per raggiungere questo obiettivo scelse il colore in maniera coerente e consapevole, nonostante all’epoca questa scelta fosse poco compresa e meno apprezzata rispetto al bianco e nero, che dominava il reportage.

Il rifiuto del colore non era solo questione di gusti: era legato a problemi tecnici. La fotografia a colori era una tecnologia ancora in evoluzione, la resa lasciava spesso a desiderare e lo sviluppo e la stampa risultavano più costosi. Malgrado ciò Pinna continuò sulla sua strada e, acquisita dimestichezza con gli aspetti tecnici, seppe progressivamente sfruttare le possibilità espressive offerte dalla pellicola a colori.

In un’epoca in cui il turismo e la diffusione visiva erano limitati, le sue immagini introdussero al grande pubblico italiano una Sardegna raccontata con un linguaggio moderno, distante dall’astrazione formale del monocromo. Nel catalogo della mostra il curatore Paolo Pisanelli osserva che i colori esplodono negli abiti e nelle bardature dei cavalli come se la luce li avesse dipinti sulle diapositive: è una festa quasi irreale per chi è abituato alle sensazioni astratte del bianco e nero.

La rassegna mette così in luce non solo la dimensione documentaria del lavoro di Pinna, ma anche la scelta estetica e politica del colore come mezzo per cogliere una società in trasformazione, offrendo allo spettatore una visione vivida e nuova della Sardegna.